IL MIO PRIMO VIAGGIO DA SOLA: SANTO DOMINGO 2014

Quando ho deciso di intraprendere la mia nuova avventura di viaggiatrice solitaria non ho scelto una meta a portata di mano, una da raggiungere in breve tempo, e allo stesso modo poter tornare facilmente indietro se qualcosa fosse andata male. No! Ho scelto Santo Domingo, con 12 ore di volo e fuori raggio. Il periodo in cui ho prenotato questo viaggio era un periodo sereno, ero single da un anno, avevo avuto tutto il tempo per metabolizzare serenamente il “nuovo status”, che dopo tanti anni anni di relazione porta inevitabilmente dei cambiamenti grandissimi, e uno di questo volevo fosse proprio: Viaggiare, Viaggiare, Viaggiare.

Come periodo ho scelto Ottobre, il 23 avrei compiuto gli anni e un viaggio era il regalo perfetto che potessi farmi.

Non volevo accontentarmi di una meta italiana, anche perché per lavoro, e da sola, in Italia ho sempre viaggiato, pertanto non vedevo grandi cambiamenti. E non volevo scegliere una meta europea; ho visitato molte capitali in Europa ma il mio nuovo obiettivo era quello di scoprire nuove culture, parti del mondo lontane, quelle che forse un giorno non avrò più la possibilità di poter visitare, perché tante ore di volo, un giorno, potrebbero non essere facili da sostenere.

E così ho scelto Santo Domingo. Era il mio primo viaggio da sola in un luogo così lontano, quindi non me la sentivo ancora di organizzare il tutto in “fai-da-me”, non avevo l’esperienza che ho oggi, e mi sono affidata ad una agenzia. Non ho scelto uno di quei viaggi di gruppo, tipo “We Road” o “Viaggi Avventure nel mondo”, non avevo voglia di partire con un gruppo di persone, condividere una camera, decidere insieme cosa, quando e a che ora mangiare, a che ora svegliarsi e cosa visitare, una cassa comune e via dicendo. Ho scelto invece un tour operator, volevo essere indipendente ma, in caso di necessità, avere assistenza. Volevo che qualcuno sapesse che c’ero ma allo stesso tempo essere libera di organizzare i miei ritmi. Il mio compleanno desideravo festeggiarlo in un luogo esotico e nel modo giusto, quindi ho scelto un resort bellissimo, fronte mare, con un immenso giardino tropicale, sabbia bianca, mare cristallino e le mie adorate palme. Con un servizio di ristorazione h24 e uno staff che, qualora avessi avuto bisogno, potesse prendersi cura di me (sono sempre stata un pò cagionevole di salute).

Non era esattamente un viaggio, ma partiva più da un’idea di vacanza. Con il tempo ho scoperto che anche questo tipo di “vacanza” può trasformarsi in un vero e proprio viaggio; scegliere un resort, con assistenza, non preclude infatti la possibilità di esplorare, di scoprire, di essere autonomi. Piuttosto offre un posto sicuro dove poter dormire e mangiare, godersi la spiaggia e le attività quando non si ha voglia di andare in giro, ma comunque nessuno vi tiene legati all’interno. Io uscivo quando avevo voglia, raggiungevo il paese vicino per far shopping, o per bere un drink in uno dei locali del centro, e prenotavo escursioni giornaliere ovunque avessi voglia di andare. Ma la sera, quando rientravo nel mio resort, non mi mancava nulla e trovavo sempre sorrisi familiari ad accogliermi. E, che ne so, se avessi avuto fame alle 3 di notte, non avrei sofferto. Era un buon compromesso per il primo viaggio da sola in un continente nuovo.

Inoltre, nel 2014, non era ancora usuale vedere donne che viaggiassero da sole, solo qualche anno più avanti diventò “un’abitudine” non più atipica e più sicura per noi donne. Anche se, purtroppo, per qualche anno ancora abbiamo dovuto apprendere notizie spiacevoli su donne che viaggiavano da sole. Ricordate lo slogan: “Ayer me mataron”, cioè “Ieri mi hanno uccisa? E l’hashtag #ViajoSola ? Era il 2016 (la storia delle due turiste argentine assassinate in Ecuador. Click sui link per leggerne la storia).

A distanza di anni devo ammettere che il mio viaggio-vacanza a Santo Domingo, di 9 giorni, mi è costato tanto quanto un viaggio di 18 giorni in Asia, quelli che adesso riesco ad organizzare in modo del tutto autonomo, spostandomi in lungo e in largo, e non facendomi comunque mancare nulla, ma purtroppo il maledetto “supplemento doppia-uso singola”, in alcune parti del mondo, continua a mietere vittime ancora oggi. Comunque non importava, era il mio primo viaggio da sola, era il mio compleanno, avevo risparmiato tanto per poterlo fare: era il mio meritato regalo. Così valigia pronta e son partita.

Quando si viaggia con un tour operator e un volo charter, quindi organizzato e non di linea, i tuoi papabili “compagni di viaggio” li incontri già in fila al deposito bagagli. Siamo italiani e, in un modo o nell’altro, si trova sempre un pretesto per parlare, per raccontare, per curiosare, e il fatto che io fossi evidentemente da sola attirò molte attenzioni. Qualcuno ammirava il fatto che avessi il coraggio di farlo, qualcun altro era chiaramente contrariato, non manifestandolo apertamente, ma le espressioni del viso e le domande buffe non lasciavano spazio ad immaginazione. Mi chiedevano: “Ma da sola? E non ti annoi?”, oppure “Come mai? Non ha trovato qualche amica che venisse con te?”. No, non mi annoierò e no, non ho CERCATO un’amica che mi facesse compagnia. Sapete? Una donna può fare tante cose da sola, persino viaggiare, e non è necessario trovare sempre una compagnia. Purtroppo non è semplice far accettare questa realtà, ancora oggi nel 2020, soprattutto quando, sin da piccole e fin da adulte, persino in bagno le donne non vanno da sole. I miei compagni di viaggio erano principalmente coppie over 70 e coppie in viaggio di nozze, io stonavo non poco in quel gruppo omogeneo.

L’aereo è atterrato in serata a La Romana, località turistica della Rep. Dominicana, e il mio resort era situato sulla spiaggia di Bayahibe, a pochi chilometri di distanza. Ho fatto il check in e ho preso la mia camera, che dava su un giardino tropicale bellissimo e in una posizione centrale. A pochi passi c’era hall, ristorante, piscina, spiaggia, birreria e tutto il resto. Credo che il fatto che fossi una “donna da sola” abbia giocato un ruolo fondamentale nell’assegnazione della camera, ben posizionata e non isolata (i compagni di viaggio che ho conosciuto in seguito erano alloggiati in zone meno comode). Ho fatto un giro veloce per il resort e sono andata a cena.

La prima cena da sola. Il ristorante era fronte spiaggia, con vista mare. Era un immenso gazebo all’aperto, in stile caraibico, tutto in legno, con un tetto altissimo e impagliato, dove pennuti, diurni e notturni, si appollaiavano cinguettando. La prima cena da sola è stata strana per diversi motivi. Mi sentivo osservata dagli ospiti del resort, il personale del ristorante mi sorrideva di continuo, i cuochi abbondavano con le porzioni e, anche quando dicevo che non avrei mangiato quelle stra-grandi quantità di cibo, loro abbondavano, con l’espressione di uno che dice: “Senti a me! Magna che te fa bene!”. Mi avranno vista sola e magrolina e gli avrò fatto pena. Le cameriere avevano formato una cortina davanti al mio tavolo, appena svuotavo un bicchiere di acqua magicamente ricompariva pieno, senza neppure avere il tempo di accorgermene. A distanza di anni, e dopo vari viaggi ai Caraibi, ho compreso che una donna che viaggia da sola è preziosa in quella parte del mondo, rinomata per lo più per tragedie e cattiva fama, pertanto sorrisi e attenzioni vogliono essere una sorta di riscatto per questa popolazione.

Dopo la cena, prima di lasciare il ristorante, due coppie italiane di consuoceri over 70, di Pescara, mi hanno invitata a bere un bicchiere di vino con loro. Elio e Annamaria e Lino e Nadia. Avevano imbandito la loro tavola con prodotti italiani di vario tipo: il parmigiano reggiano grattugiato, il vino rosso, l’olio d’oliva, il peperoncino (che ai Caraibi non manca di certo, ma “quello italiano è più equilibrato”). E fino alla fine della vacanza io ho sperato che, prima o poi, magicamente tirassero fuori anche una coscia di prosciutto crudo. Mi raccontano che ormai da qualche anno, e in ogni loro viaggio, un bagaglio è destinato sempre ai condimenti italiani. Abbiamo bevuto, mangiato insieme un dolce, chiacchierato, riso di gusto e ci siam congedati con un classico “ci si vede in giro”.

L’indomani mattina già alle 6,30 ero a sgambettare in spiaggia, a visitare i meravigliosi giardini del resort, fare colazione fronte mare e passeggiata. Avevo l’accesso alla zona Vip del resort (nel mio regalo di compleanno non mi son fatta mancare nulla) e, mentre sceglievo la mia frutta fresca per un freschissimo Smoothie espresso, ho conosciuto Enza e Rocco, una coppia sui 50 di Latina in viaggio di nozze. Il fatto che fossi l’unica persona “non in compagnia” portava la gente a fermarmi per scambiare quattro chiacchiere, inoltre a noi italiani piace tanto curiosare. Anche con loro ho passato un’oretta a ridere e raccontarci, e poi il classico “ci si vede in giro”.

Ad ora di pranzo ci rincontriamo, casualmente, tutti al ristorante, le due coppie over 70 e la coppia sui 50. Dopo le presentazioni abbiamo deciso di fare una tavolata allargata e pranzare tutti insieme. Da quel momento loro sono diventati i miei inseparabili compagni di viaggio. Li ho coinvolti nelle escursioni, ci si dava appuntamenti larghi per la spiaggia e il pranzo, più stretti per le cene. Li ho portati con me in giro per il paese vicino e ogni giorno facevamo lunghissime passeggiate in spiaggia, anche per 4/5 chilometri. Non temevano il caldo, la stanchezza, le distanze…i miei migliori compagni di viaggio degli ultimi 7 anni.

Qualsiasi cosa proponessi loro non era mai un No, e insieme abbiamo visitato il sud-est della Repubblica Dominicana. La sera cenavamo insieme (il nostro “posto” preferito era un ristorante che serviva della carne eccezionale; io non mangio molta carne, ma credo di aver mangiato buona parte della carne della mia vita lì) e la notte stavamo in birreria con una pizza, a raccontarci le storie della nostra vita. A quel tavolo ci siamo confidati rimpianti, problemi, progetti, desideri. Ho insegnato a Lino ad utilizzare il suo iPad, rendendolo felice come un bambino, finalmente poteva fare le sue bellissime foto (certo, con un iPad non è proprio comodo, ma lui era comunque felicissimo; anche la moglie fu felice perchè non sopportava più sentirlo lamentarsi del suo inutile iPad). Con quelle sei persone estranee, di età differente, in un tavolo grezzo in mezzo ai Caraibi, alle 2 di notte, davanti a birra dominicana ghiacciata e pizza all’ananas, mi sono sentita a casa, come con amici di lunga data. Se non fosse stato per la grande differenza di età si sarebbe potuto dire che eravamo cresciuti insieme.

Il giorno del mio 37 esimo compleanno, il 23 Ottobre, ognuno di loro mi ha fatto un regalo. Annamaria ed Elio una collana e orecchini di Larimar, la pietra azzurra dei Caraibi; da Lino e Nadia ho ricevuto un paio di orecchini di Diaspro; da Enza e Rocco un pareo dominicano. La sera ho ricevuto la sorpresa più bella, una cena di aragoste a piedi nudi nudi sulla spiaggia, con un tavolo in bianco e i palloncini. Dopo cena un’altra sorpresa: una torta con su scritto “AGURI” (anche nel biglietto trovato in camera c’era lo stesso errore, forse in Rep. Dominicana hanno difficoltà con piu’ U nella stessa parola) e tante bollicine per festeggiare. Non avevo mai avuto una festa a sorpresa e mi sono commossa. E’ un ricordo che porterò sempre nel mio cuore. “Estranei” che hanno attinto alle loro finanze per regali, cena, torta e bollicine. Tutto questo per rendermi felice e far sì che potessi festeggiare un compleanno bellissimo. Quella, ad oggi, è rimasta la mia unica cena di compleanno a sorpresa. Alla fine del nostro viaggio ci siamo abbracciati tutti e a lungo, mi hanno ringraziata per aver reso la loro vacanza diversa dai soliti “spiaggia, pranzo, cena, giocata a carte, nanna”. Per averli fatti sentire vivi, per non aver avuto pregiudizi sulla loro età, per esser stata comprensiva e paziente riguardo i limiti legati agli acciacchi , per aver istruito Lino con il suo inseparabile iPad, per essere stata la nipote perfetta che avrebbero sempre voluto in viaggio. Io ho ringraziato loro per avermi “adottata”, per aver reso il mio primo viaggio da sola indimenticabile e per i sorrisi che hanno regalato al mio cuore. Con loro mi sento ancora spesso, ogni periodo di festa e ogni anno per il mio compleanno. Abbiamo provato ad organizzare altri viaggi, ma non siam riusciti a causa di date non coincidenti. Guarda un pò quanto amore e quanto bene possono fare 6 estranei, che in un solo giorno entrano nella tua vita, dall’altra parte del mondo, per poi restarci.

Ho sempre sostenuto che quando si viaggia da soli si hanno grandi opportunità, si conoscono moltissime persone, alcune passano nella nostra vita solo per qualche ora, senza mai più rivederle, altre ci restano per sempre.

Il mio itinerario:

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  • 1-2 (azzurro): Giornata intera all’Isola di Catalina, scoperta, e così battezzata, da Cristoforo Colombo nel 1494. E’ caratterizza per la sua sabbia bianca e le acque tranquille, ideale per fare snorkeling. Sull’isola si trova il Museo Vivo del Mare e, per gli amanti delle immersioni, il relitto affondato della nave del pirata William Kidd, la Quedagh Mercant. Sull’isola non vi si può attraccare con grandi imbarcazioni, si raggiunge con delle piccole e velocissime lance. Pranzo casereccio a base di pesce grigliato e tipiche pietanze dominicane, povere ma buonissime. Prelievo di andata sulla spiaggia, rientro in catamarano, con aperitivo al tramonto, durante la navigazione;
  • 1-3-4-5 (giallo): Mattina di navigazione sul fiume Rio de Chavon, noto per aver ospitato alcune scene dei film Apocalypse Now, Rambo 2 e Anaconda. Un paesaggio estremamente suggestivo, le cui rive sono coperte dalla selva tropicale semi arida e fauna selvatica che vi circonda ovunque. Pranzo e pomeriggio nella bellissima città medievale di Altos de Chavon, costruita interamente in pietra. Il villaggio è particolarmente famoso per le pittoresche atmosfere rinascimentali, le architetture, i negozi di sigari, abbigliamento e gioielli, i ristoranti raffinati e le trattorie tipiche, i bar e l’artigianato del luogo. Al rientro aperitivo al tramonto a La Romana (trasferimenti in bus aperti, con il vento tra i capelli);
  • 1-6-7-8 (verde): Mattina a Salvaleon de Higuey dove abbiamo visitato la meravigliosa Basilica Catedral Nuestra Senora de la Altagracia. Un bagno rigenerante alla spiaggia di Macao e passeggiata a cavallo tra le distese infinite di Uvero Alto, al Rancho Palmeras, con un pranzo buonissimo. Era la prima volta che andavo a cavallo e mi hanno assegnato una cavalla pazzerella, che ha deciso di non seguire il gruppo, creandosi percorsi alternativi e lasciandosi andare, di tanto in tanto, a momenti di euforica corsa, mentre io le urlavo disperata: “Perché non segui il gruppo? Segui il gruppooooo!!!!!”, sotto gli occhi divertiti dei proprietari e del gruppo intero. Pomeriggio a San Rafael del Yuma, dove abbiamo assistito alla produzione del Cacao (meravigliao), alla raccolta delle bacche di vaniglia, alla conoscenza di serpenti di ogni genere, per poi spostarci verso i campi di Canna da Zucchero, attraversando i villaggi più poveri, dove i bimbi aspettano i dolcetti. Quella mattina, a colazione, abbiamo fatto incetta di ogni genere di dolci: tortine, croissant, crostate, ciambelle, pancakes. Con la complicità delle cameriere abbiamo riempito grandi sacchi di cibo, che son spariti appena il bus si è fermato…i bimbi erano velocissimi e affamati. Trasferiementi di a/r con bus scoperti e coperti;
  • 1-9 (viola): Intera giornata sull’Isola di Saona, con pranzo casereccio. E’ un’isola delle Antille, anche lei scoperta, e cosi battezzata, da Colombo nel 1494. E’ una zona protetta e santuario naturale, parte del Parco Nazionale dell’Est, di circa 500 abitanti. L’isola di Saona è proprio il tipico “paradiso caraibico”, con grandi spiagge di sabbia bianca, palme, conchiglie, coralli, acqua cristallina e con le sue meravigliose piscine naturali, dove stelle marine di ogni grandezza ondeggiano sul fondo (vi prego lasciatele lì, non tiratele su per fotografarle, dopo poco tempo fuori dall’acqua soffrono). Abbiamo conosciuto le piccole tartarughe embricata appena dischiuse, giocato con i bimbi del posto, raccolto conchiglie e bevuto rum casereccio. Trasferimento di a/r con lance;

Duranti gli altri giorni mi son goduta la spiaggia di Bayahibe con le mie amate passeggiate. Andavo spesso nel paese vicino per bere deliziose Pina Colada e fare shopping e, dopo i primi 4 giorni di sveglia alle 6 del mattino senza mai fermarmi (divento adrenalinica in viaggio), alla fine son crollata, concedendomi un giorno intero di riposo assoluto, senza muovere un passo dal lettino in spiaggia.

Beh, come primo viaggio da sola non è andata per niente male. Dal 2014 non ho più smesso di viaggiare, da sola o in compagnia, sempre alla ricerca di culture nuove e posti da portare nel cuore! Ho scelto resort organizzati anche per altri viaggi, è capitato in posti dove spostarsi con i mezzi non era facile o dove era ancora troppo insolito incontrare “donne che viaggiano da sole” (e forse con queste condizioni, solo queste due, lo farei ancora); per il resto ho iniziato ad organizzare i miei viaggi in autonomia, itineranti, all’avventura, ben strutturati e studiati. Evviva il “fai-da-me”.

A presto

Fabiola

(altre foto sul mio profilo Instagram: la_ragazzaconlavaligia)

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