TESTA E CUORE ALLA TAVOLA ROTONDA

(Scritto da Monica L. per il progetto “Donne Divergenti”)

«Siamo ad Ottobre, i tramonti iniziano ad arrivare prima. E’ cambiato anche l’orario e d’un tratto le giornate sembreranno cortissime. Il tempo corre davvero veloce. Era l’altro ieri che mi sentivo l’estate addosso ed oggi sto facendo il cambio stagione alla ricerca della copertina più bella per la felicità. Eh si, i giorni si accorciano ma qui da noi, in questo piccolo punto di una splendida Sicilia, il sole manca raramente. E mentre tutti continuano a scappare e si impiantano altrove, io no! 

Una vita passata a lamentarmi e a sognare di andare via, per restare testardamente attaccata qui. 

Questo paese* parla troppo forte perché io debba sussurrare di una così piccola realtà. Questo piccolo paese dove non c’è nulla ma nel quale trovi tutto, dove il silenzio è rotto dai campanelli delle biciclette. Dove gli anziani li vedi seduti fuori a guardare chi passa. Dove non ci sono grandi negozi, ma calzolai, sarte, pittori, e per le strade incontri musei. Dove gli spettacoli servono per far riempire le immense piazze semivuote. Dove bere nei bar per lunghe ore è sinonimo di socializzare (chi passa e non si ferma non è un amico). Dove i cani ed i bambini li trovi a correre per strada.
Qui, in questa splendida palude tramutata.

(Foto di Nicolo’ Stabile**)

Non era così che la pensavo a 19 anni, quando ero una ribelle fresca e prepotente di maggiore età, quando l’idea di un trasferimento a Palermo mi faceva sentire “Wonder Woman”, quando ancora il pensiero di un lavoro e di una famiglia erano solo un rumore di sottofondo, che cancellavo rapidamente all’ingresso di una discoteca. Quando m’ incazzavo perché martellata dalla convinzione che mia sorella era “la figlia preferita”, quando morivo d’angoscia per ogni piccola e misera offesa. Quando tiravo pugni sul letto con la testa sotto il cuscino bagnato di lacrime; quando i giri notturni con le amiche erano l’unico vero impegno, perché tutto doveva essere “sotto controllo”. Quando Napoli, Roma, Rimini, Milano erano i soli obiettivi da conseguire per poter realizzare un sogno.
Quando non avevo paura.
Beh, il tempo non ti cambia, ma ti fa di sicuro crescere e, con sublime intelligenza, t’ insegna come usare bene le tue armi e dare retta al cuore.
Allora impari che ad essere ribelle si diventa impenetrabili, e questo non ti aiuta.
Apprendi che non devi cambiare l’ambiente intorno a te per essere una super girl ma, piuttosto, stabilire una connessione per farlo diventare il tuo scudo, qualunque esso sia.
Senti che il rumore di stabilità e famiglia sanno riempire le tue giornate, notti comprese.
Capisci che un genitore non preferisce mai una figlia piuttosto che un’ altra, solo che, a volte, è necessario prendersene un po’ più cura.
Afferri l’idea che le offese sono solo un gradino da superare, per salire…salire sempre più sú.
Che la differenza non la fanno i pugni sul letto e la testa sotto il cuscino, ma i sorrisi che scegli, a testa alta.
Che, più dei giri con le amiche fino al mattino, conta la voglia di correre a sdraiarsi ed abbracciarsi, per trovare lì razionalità amore e controllo.
Che i sogni non li realizzi se scappi in un luogo dove tutto sembra semplice e magico…perché non è quest’isola a farti naufragare. Perché ogni luogo può darti ciò che desideri se la voglia d’averlo è più forte della paura. E comprendi che restare qui è l’unica cosa che vuoi!
È autunno, i tramonti iniziano prima. Le giornate stanno accorciando. Adesso ho 40 anni e vivo ancora qui.
E quando mi domandano “Ma lì come vivi? Cosa fai tutti i giorni? Non è triste un paese così piccolo? Come immagini il futuro?” Ebbene, Ecco: passeggiate, silenzi, spazi immensi, ispirazioni, sole…mare…famiglia…e trallallà.
E il resto del tempo birrette! Vuoi mettere?»

di Monica L.

*Gibellina Nuova: Gibellina nuova nasce intorno alla fine degli anni ’70, in seguito ad un terremoto che la notte del 15 gennaio 1968 rase completamente al suolo la vecchia Gibellina. E’ un piccolo paese di circa 4000 abitanti, ricostruito a distanza di 17 km dal vecchio. Gibellina divenne subito un immenso laboratorio di sperimentazione e pianificazione artistica, in cui artisti e opere di valore, furono chiamati nell’idea di “umanizzare” il territorio, così rinnovarono lo spazio urbano secondo una prospettiva innovativa. Oggi il paese di Gibellina è stato definito un “Museo a cielo aperto”.

** Ig: _nicolo_stabile_

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